Il profumo delle piante è stato utilizzato fin da tempi immemorabili per incensare il divino, per connettersi con il invisibile. Alla radice latina della parola profumo,”per fumum” significa “con fumo”. Ogni cultura ha il suo incenso che produce fumo, salvia, incenso, tabacco, copale, palo santo…
Le piante aromatiche e le loro essenze sono intimamente legate ai rituali di ogni cultura e ne rivelano la profondità della sua storia. La memoria ancestrale si trasmette e si intreccia attraverso i profumi. Esse svolgono un ruolo culturale, sociale e identitario. Sacerdoti e sciamani furono i primi veri profumieri, coloro che guidavano i riti sacri.
Mentre la storia testimonia le radici spirituali del nostro rapporto con le piante aromatiche e i benefici che queste piante apportano al corpo fisico, spesso non riconosce l’importanza psico-emotiva e spirituale dell’olfatto. È esenziale osservare quanto
il profumo è stato un guardiano e un punto di riferimento nella storia di gli nazione, quanto egli agisca come custode della memoria collettiva.
E per gli Egizi, come per molti altri popoli ancestrali, il profumo sacro accompagna il viaggio dell’anima verso la morte e verso la nascita. Condividono che se la morte getta un velo sulla memoria delle incarnazioni passate, i profumi delle piante resuscitano i ricordi di altri tempi.
Aprirsi a una relazione con lo spirito è spesso una sfida in Occidente perché la mente predomina sugli altri corpi, ma è anche un’opportunità piacevole ed efficace per esercitare l’emisfero destro del cervello e porta più equilibrio con l’emisfero sinistro.
L’antica saggezza riconosceva il potere del profumo e la neuroscienza lo ha confermato nell’ultimo decennio.
Esploriamo l’evoluzione del ruolo del profumo nel corso di diversi millenni.
Nell’antico Egitto
Resine e piante profumate erano più preziose dell’oro e dell’argento; incarnavano il respiro della vita eterna. Gli antichi Egizi, indipendentemente dalla loro classe sociale, usavano oli e unguenti in cucina, nella cosmesi, per l’illuminazione, il riscaldamento e soprattutto… per i rituali, inclusa la mummificazione. Il rituale funebre deificava il corpo attraverso l’imbalsamazione, e le essenze aromatiche accompagnavano lo spirito nel suo passaggio verso l’aldilà.
Le donne si profumavano “divinamente” con mirra, cannella, incenso, sandalo, polvere di radice di iris, rosa e gelsomino; ogni parte del loro corpo emanava un profumo diverso.
I profumi facevano parte del culto quotidiano degli dei e delle dee; ogni giorno, le loro statue venivano lavate, vestite, nutrite e… profumate. I profumi riservati alle divinità erano speciali, mentre alcuni erano riservati alle occasioni speciali. Si diceva che gli dei emanassero un profumo incantevole. Quando il dio Amon provò amore per una regina, le fece visita sotto forma di re, ma il suo profumo divino tradì la sua vera identità.
Il nardo e altre preziose sostanze profumate venivano importate dall’Arabia, dalla Persia, dalla Cina e dall’India…
All’epoca, la composizione dei profumi era un segreto custodito dai sacerdoti. Divenuto provincia romana, l’Egitto copiò le usanze e gli abusi dei suoi conquistatori, e i segreti andarono perduti.
Arrivati in Egitto, gli arabi riscoprirono la distillazione reinventando la serpentina che permetteva la condensazione del vapore acqueo per produrre alcol (riscoperto perché un alambicco fu ritrovato nelle pianure dell’Indo, risalente al 5000 a.C.).
Al tempo dei Greci e poi dei Romani
I Greci svilupparono i benefici medicinali delle piante aromatiche per curare il corpo fisico, ignorando lo spirito della pianta. Il profumo divenne uno strumento di seduzione, piuttosto che un simbolo di unione con il divino.
Nell’antica Roma, il profumo era uno strumento di piacere; veniva utilizzato per creare vini, liquori e profumi che emanavano un profumo gradevole.
Tra il popolo Ebraico
2000 anni a.C., Dio chiese a Mosè di costruire “l’altare dell’incenso” in mezzo al deserto e gli rivelò il segreto dell’incenso sacro (Esodo 30-34).
Nel Cantico dei Cantici si trovano numerosi riferimenti a profumi portatori d’amore. La regina di Saba partì dalla sua terra lontana per incontrare Salomone, il re incoronato di saggezza, e gli offrì spezie rare e preziose.
Il profumo delle sue vesti è come il profumo del Libano
Il mio diletto è per me come un sacchetto di mirra
Le sue guance sono come un’aiuola di erbe aromatiche
Il suo nome è come profumo sparso…
Con gli Esseni e al tempo di Gesù Cristo
La radice della parola Esseno è il termine latino “essere”.
Gli Esseni facevano parte della comunità ebraica; il loro stile di vita e le loro pratiche erano unici. Erano spesso nomadi e le loro comunità ospitavano molti guaritori. Il profumo era sacro nella loro vita quotidiana. Contribuiva all’unione con il Divino, al matrimonio tra Spirito e Materia. Oli e unzioni venivano usati nei rituali e anche per facilitare la guarigione olistica (fisica, emotiva, mentale e spirituale).
Alla nascita di Gesù, i Magi giunsero da terre lontane per offrirgli mirra, incenso e oro.
Il giorno prima della sua crocifissione, Maria Maddalena unse Gesù con la lussuosa essenza aromatica di nardo, preparandolo così alla morte. Dopo la sua morte, il suo corpo fu unto con spezie ed erbe.
Nel suo Vangelo, Giovanni parlò del profumo e della sua onnipresenza, e descrisse l’usanza di cospargere i defunti con sostanze aromatiche.
Qualche centinaio di anni dopo la morte di Cristo, la Chiesa cattolica ha ripreso l’uso dei profumi sacri, in particolare nei rituali religiosi all’interno delle chiese.
Il profumo sacro oggi
Qualunque sia la nostra appartenenza religiosa o spirituale, possiamo tornare alle profumi sacri con la semplicità delle sue origini, e consapevoli dei benefici per una vita moderna equilibrata, sia in termini di connessione tra emisfero destro e sinistro del cervello, sia per sperimentare una maggiore armonia interiore tra i suei corpi, o per sviluppare la propria intuizione e creatività.
Riconnettiamoci con un approccio ancestrale al profumo!